LE AGORÀ DEL PARTITO DEMOCRATICO. L’IMPEGNO DI ALLEANZA DEMOCRATICA

Con le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre e con i ballottaggi del 18 e 19 il Partito Democratico ha legittimato con il voto popolare il ruolo di protagonista della vita politica che aveva già riconquistato con la costituzione del governo giallo-rosso Conte 2 e aveva riconfermato con il sostegno incondizionato assicurato al governo Draghi.
Il risultato conseguito da Enrico Letta in poco più di sei mesi di segreteria – vincere, insieme agli altri partiti e movimenti di centrosinistra e, a macchia di leopardo al Movimento 5 Stelle, in tutte le grandi città – è andato al di là di ogni più favorevole aspettativa. Anche perché il segretario del PD aveva un pesante handicap da superare, dovendo gestire dei gruppi parlamentari schierati su posizioni eterodosse rispetto alla segreteria e con nemici coperti, ma, proprio per questo ancora più insidiosi, nelle strutture territoriali e, anche, al Nazareno.
Alla luce di tali valutazioni il risultato delle amministrative è molto significativo, non solo perché rafforza il ruolo del Partito e rende competitiva la coalizione progressista, ma, ancora di più, perché rende inattaccabile la posizione del Segretario in quanto principale garante dell’elettorato di riferimento e dei rapporti con i partiti e movimenti alleati.
Un risultato importante soprattutto per il percorso futuro, che troverà, certamente, forti resistenze all’interno. Ora sarà più facile passare alla seconda parte del programma che è quella fondamentale per trasformare un successo contingente in una vittoria strategica: aprire il partito alla società civile, agli elettori, ai simpatizzanti, ai tanti che non vogliono sottostare al giogo dei ras periferici – che, spesso, considerano gli esterni degli intrusi –  ma condividono la linea progressista impressa al Partito Democratico.
Una linea che poggia su un mix di scelte identitarie e di valorizzazione delle alleanze, di rifiuto dei compromessi sui principi e di disponibilità ad appoggiare scelte di governo anche impopolari. Una linea che antepone gli interessi del Paese a quelli del partito, il dialogo con gli elettori ai giochi di palazzo.
La svolta cruciale potranno essere le “Agorà democratiche” annunciate subito dopo la elezione da Enrico Letta e che dovrebbero segnare un cambio di passo nel rapporto fra partito e opinione pubblica.
Un passo coerente con il DNA del Partito Democratico, in cui gli elettori sono da sempre protagonisti nel momento più importante della vita del partito, le primarie per l’elezione del segretario. Che erano, però, e sono tuttora, primarie di tipo plebiscitario per la scelta del leader.
Con le Agorà, invece, si stabilisce un dialogo costante che permetterà anche ai non iscritti di dare un contributo alla elaborazione delle linee programmatiche.
Dalle primarie “plebiscitarie” per eleggere il segretario, alle “primarie delle idee” è un salto di qualità enorme che, se effettivamente realizzato, darebbe a tutti gli elettori e simpatizzanti un ruolo da protagonisti nella vita del partito.
Una innovazione che, se portata a compimento, potrebbe rivitalizzare la democrazia nel suo complesso, riavvicinando alla politica i delusi, i diffidenti e gli scettici e recuperando una parte significativa del mondo dell’astensionismo che ha fatto registrare una forte crescita nelle ultime elezioni.
Il problema, però, è calare i principi nella realtà e disegnare un percorso regolamentare e organizzativo efficace, idoneo a superare le inevitabili gelosie dell’apparato.
Un punto a favore della volontà di valorizzare l’iniziativa è data dai nomi dei componenti l’Osservatorio che sovrintendono all’iniziativa, nomi che offrono ampie garanzie sia sul piano culturale, sia su quello della indipendenza di pensiero: Gianrico Carofiglio, Andrea Riccardi, Annamaria Furlan, Monica Frassoni, Carlo Cottarelli ed Elly Schlein.
Alleanza Democratica è pronta ad assicurare la propria partecipazione, con le modalità che i suoi aderenti riterranno idonee, nella consapevolezza che dare un contributo di idee, in questa fase, significa operare per la crescita democratica del Paese, per ridurre le distanze fra paese legale e paese reale e per riavvicinare i cittadini alle Istituzioni e alla politica.